Lo strumento che utilizziamo per indirizzare la nostra azione educativa

Il progetto educativo

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Il Progetto Educativo è lo strumento che, ispirandosi ai principi dello scoutismo, individua le sfide in cui il Gruppo è chiamato ad impegnarsi. Esso ha il compito di rendere l’intenzionalità educativa di ciscun capo più incisiva nelle attività e sul territorio.

L’Azione Educativa è il cardine fondante della nostra Associazione che ha come obiettivo quello di formare l’Uomo e la Donna della Partenza, ossia Persone che siano in grado di discernere e, quindi, buoni cittadini.

Al tempo stesso, è missione del nostro gruppo far si che l’obiettivo principale dell’AGESCI non prescinda da tre elementi: Fede, Speranza e Carità.

La Fede: in quanto membra vive della Chiesa, dobbiamo riconoscere che “l’azione educativa costituisce una priorità pastorale” (Benedetto XVI – 61° Assemblea Generale CEI – 2010). La Chiesa, in quanto luogo di incontro con il Signore e di comunione tra fratelli, favorisce un’autentica relazione con Dio proponendo un’esperienza libera e cordiale di appartenenza, di servizio, di promozione sociale e di aggregazione.

La Speranza: per far si che l’azione educativa sia concreta, è necessario che i capi in servizio, con occhio lungimirante e pieno di speranza, consapevolizzino la necessità di una concreta preparazione, un costante aggiornamento, un forte entusiasmo ed un totale abbandono dello scoraggiamento. “Non siate mai uomini e donne tristi! Un cristiano non può mai esserlo! Per favore, non lasciatevi rubare la Speranza!” (S.S. Papa Francesco – Omelia domenica delle Palme – 2013).

La Carità: l’azione educativa proposta dallo scoutismo non può e non deve essere sconnessa dall’azione caritatevole famigliare. Il nucleo originario dell’educazione, infatti, è nella Famiglia; essa è il promo luogo in cui un’esperienza di carità ed una concezione di vita si comunicano da una generazione all’altra. “I genitori sono i primi e principali educatori ed hanno, in questo campo, una profonda competenza: sono educatori perché genitori!” (Giovanni Paolo II – Lettera alle famiglie – 1994).

Alla luce di queste Virtù, vogliamo che il nostro Progetto contenga un’Azione Educativa sempre più volta a creare Persone che siano in grado e possano intraprendere “strade di coraggio” che puntino “diritti al futuro” (Slogan Route Nazionale 2014).

Vi auguriamo una buona lettura.

I Capi Gruppo
Fausta e Luca

Copertina progetto educativo 2014-17
Introduzione

La nostra Comunità Capi quest’anno si è impegnata per rinnovare il proprio Progetto Educativo; esso ci accompagnerà fino al 2017. Gli obiettivi che contiene nascono sia dalla nostra storia recente e sia dalla realtà sociale che vediamo avere una forte influenza sui ragazzi del gruppo e quindi sulle nostre scelte di educatori.
CRISI è la parola che ha ispirato le nostre riflessioni per approcciare questo Progetto. In questo, però, ci siamo lasciati affascinare dalle culture orientali che associano a questa parola il senso di OPPORTUNITÀ, di speranza.
Dunque, il nostro Progetto Educativo, così come lo stesso Baden-Powell ci chiede, “vede il peggio ma guarda al meglio”. E con questo spirito ci impegniamo come Comunità Capi lungo questa nuova strada.

Analisi interna ed esterna

Famiglia, Società, Territorio, Fede: queste sono, a nostro avviso, le grandi crisi che siamo chiamati ad affrontare con coraggio, soprattutto perché esse poi si sommano in una più generale crisi del Futuro.
La prima grande novità, rispetto ai nostri precedenti progetti, è legata alla ripresa della nostra parrocchia e con essa quella del nostro gruppo. Dall’insediamento del nuovo parroco sono cambiate molte cose e questo ha riportato la nostra parrocchia ad essere un luogo attrattivo e di aggregazione. Notiamo soprattutto che molti parrocchiani che si erano allontanati, ora sono tornati a vivere la loro Chiesa all’interno di gruppi e movimenti, rendendo anche più partecipate le celebrazioni. Molte più famiglie ruotano ora intorno a San Cetteo e le vogliamo definire “multiculturali”: ceti sociali differenti, livelli culturali diversi, varietà di nazionalità e di situazioni. Noi, come gruppo inserito in questa realtà, siamo specchio di queste differenze, che ritroviamo tutte fra i ragazzi e le ragazze affidatici.
La crisi familiare ci interroga particolarmente perché notiamo che i rapporti tra capi e famiglie si sono fatti più difficili a causa della diminuzione delle occasioni d’incontro e di relazione. Questo è particolarmente evidente la dove ci sono situazioni di separazioni e divorzi, poiché è spesso più complicato avere un interlocutore senza trovarsi a dover gestire delicate questioni. Dal nostro punto di vista, talvolta l’incisività dell’educazione familiare risulta compromessa, o quantomeno ridimensionata, soprattutto a causa dei molteplici stimoli che i giovani ricevono, in particolar modo dalla televisione, davanti alla quale molti ragazzi sono posti senza una figura autorevole che li aiuti a decodificare il flusso di sollecitazioni. Crediamo in particolare che spesso alcune famiglie non riescano a sufficienza a contrastare tali sollecitazioni, e non riescano compiutamente a formare lo spirito critico dei figli. Pensiamo questo perché notiamo una loro marcata difficoltà nel fare scelte consapevoli ed in libertà: immaginare un progetto, fare una critica, decidere, sono spesso uno sforzo, invece che un atteggiamento naturale. I risvolti positivi a quanto detto finora però ci sono. Li troviamo soprattutto in termini di risposta agli stimoli educativi che proponiamo: attività coinvolgenti, l’imparare facendo, si dimostrano ancora gli strumenti privilegiati per fare uscire il meglio dai ragazzi. Non solo, ma questa generazione dei cosiddetti “nativi digitali” ha a disposizione una potenziale visione a 360° della realtà che deve essere valorizzata e ben indirizzata, senza demonizzare smartphone e social network, ma rivalutando le esperienze reali.
Fare educazione nel nostro territorio, cercando di educare alla bellezza, non è facile. La nostra parrocchia insiste in una zona che ha subito negli ultimi anni un progressivo degrado ambientale e sociale. Nella stessa via Attilio Monti si confrontano le due anime del nostro territorio: da un lato le persone che frequentano il centro Caritas ed un nutrito gruppo di senzatetto, dall’altro la movida pescarese. Entrambe le realtà hanno prodotto un aumento della sporcizia e dei casi di degrado umano e materiale.
Guardando alle sfide che ci riserva la proposta di Fede, notiamo che anche i nostri ragazzi non sono esclusi dalla generale crisi della dimensione spirituale che caratterizza la loro generazione. In primo luogo, i giovani, vivendo una sostanziale difficoltà all’introspezione e non avendo degli educatori alla Fede accanto quotidianamente, non riescono a vivere in maniera edificante la Fede, percepita molto più come “struttura” che come profonda esperienza di Cristo. Crediamo che le ragioni siano da ricercare nelle stesse situazioni già descritte precedentemente, come pure siamo convinti che, ad oggi, il nostro gruppo possa efficacemente agire su tale crisi, vantando una presenza qualificata ed operosa di religiosi e sacerdoti, interessati alla crescita del gruppo. Quest’ultimo aspetto, ovviamente molto positivo, sta mettendo alla luce la necessità di una nostra presenza più costante e d’altro canto, nonostante il nostro impegno, anche una serie di difficoltà ad interagire con le altre realtà parrocchiali.
Uno sguardo di dettaglio sulle fasce d’età delle varie branche, invece, evidenzia anche altre specificità. Il Branco riscontra una certa difficoltà ad amalgamare il gruppo sia perché ha ripreso le sue attività da poco, sia perché il tempo a disposizione per le attività del sabato è troppo esiguo. La questione della durata della riunione, dovuta all’accavallarsi del catechismo, è sollevata anche dallo staff di Reparto che inoltre riscontra una carenza della verticalità in squadriglia, che potenzialmente durerà ancora per alcuni anni. Per quanto riguarda il Clan, si potrebbe parlare di potenzialità che non emergono volutamente nella maggior parte dei casi, complice il gemellaggio in corso che, paradossalmente, li rende più pigri nel compiere scelte e prendere decisioni.

Ambito familiare

Obiettivo

La famiglia, luogo privilegiato dell’educazione, riconosce nel gruppo scout un interlocutore valido e affidabile, che parla apertamente delle situazioni più delicate e che offre occasioni di confronto e crescita anche per gli stessi genitori

Strumenti

  • occasioni di incontro nello spirito di una grande famiglia
  • valorizzazione delle riunioni con le famiglie: ben organizzate, interessanti e impostate come un percorso.
  • coinvolgimento delle famiglie nelle attività del gruppo

Indicatori di verifica

  • gli incontri con le famiglie sono partecipati e il numero di assenti è soltanto fisiologico
  • la Co.Ca. verifica un buon grado di interesse delle famiglie verso le nostre attività
  • un numero apprezzabile di famiglie cerca un confronto educativo con i membri della Comunità Capi
Ambito sociale

Obiettivo

Gli strumenti tecnologici, dallo smartphone ad internet, trovano un impiego maturo e corretto nella vita dei ragazzi e delle ragazze nell’ambito scout come in quello personale

Strumenti

  • il rapporto personale e umano fra capo e ragazzo, piuttosto che quello virtuale, come esempio edificante di relazione interpersonale
  • sfruttare la tecnologia in modo funzionale ad attività scout che possono richiederlo

Indicatori di verifica

  • attività che abbiano coniugato tecnologia e “arte scout”
  • capacità dei ragazzi di autoregolarsi nell’uso dei cellulari durante le attività e nei rapporti interpersonali

Obiettivo

I ragazzi e le ragazze vivono una dimensione sociale ed amicale profonda e vissuta, anche fuori del gruppo.

Strumenti

  • valorizzare la sede come centro di aggregazione e identificazione (la cura della sede, coinvolgimento dei ragazzi,…)
  • valorizzazione della dimensione comunitaria delle unità

Indicatori di verifica

  • la sede torna ad essere curata e vissuta
  • i ragazzi e le ragazze dimostrano un grado migliore di responsabilizzazione nella gestione della sede
  • i ragazzi e le ragazze sono amici e si incontrano al di là della proposta del gruppo
Ambito di Fede ed ecclesiale

Obiettivo

Il gruppo è un protagonista apprezzato della vita parrocchiale ed un membro integrato della Parrocchia stessa

Strumenti

  • farsi promotori dell’insediamento del Consiglio Pastorale Parrocchiale
  • contribuire attivamente al percorso catechistico della parrocchia
  • tempi giusti per le nostre attività
  • presenza riconoscibile del gruppo nelle solennità parrocchiali

Indicatori di verifica

  • il gruppo riesce a programmarsi sulla base di linee guida parrocchiali e di un programma chiaro e concordat
  • i capi del gruppo vengono riconosciuti come catechisti a pieno titolo
  • le unità riescono a vivere le proprie attività del sabato con un congruo tempo a disposizione

Obiettivo

La Fede come esperienza quotidiana ed intima

Strumenti

  • occasioni di introspezione e conoscenza della propria dimensione spirituale
  • l’educazione alla preghiera, personale e comunitaria
  • coinvolgimento attivo alla liturgia

Indicatori di verifica

  • i ragazzi e le ragazze dimostrano una migliore capacità di leggere dentro se stessi
  • la preghiera è spontanea ed è agevole instaurare un clima adatto alla preghiera
  • i ragazzi e le ragazze sono protagonisti coscienti della S.Messa in termini di servizio e animazione
Ambito futuro

Obiettivo

I ragazzi e le ragazze del gruppo sono capaci di guardare al futuro con idee, creatività e capacità di pensare progetti

Strumenti

  • stimolare l'acquisizione di competenze di alto livello, sfruttando anche le tante occasioni offerte dall'associazione
  • impegnarci ad offrire a tutti la possibilità di partecipare, anche tramite sostegni economici

Indicatori di verifica

  • la maggior parte dei ragazzi ha vissuto esperienze formative di progressione personale
  • le esperienze maturate hanno ricaduta positiva sulle attività delle unità

Obiettivo

Il gruppo riesce a garantire con continuità una proposta scout di alto profilo in Parrocchia

Strumenti

  • portare avanti gli iter formativi dei componenti della Comunità Capi con celerità e senso di responsabilità
  • favorire l'avvicinamento alla proposta educativa scout degli adulti
  • continuare le proposte di coinvolgimento di studenti universitari fuori sede con trascorsi scout

Indicatori di verifica

  • il gruppo riesce ad aprire le unità senza deroghe al regolamento Agesci
  • nuovi ingressi in Comunità Capi
La Comunità Capi Pescara 1

La Comunità Capi che ha redatto questo progetto è composta da:

  • Fausta Fuggiano, brevetto. Capo gruppo e capo fuoco
  • Luca Ciprian, brevetto. Capo gruppo e maestro dei novizi
  • Domenico Amicone, CFA. Capo clan
  • Antonella Amicone, CFM. Capo reparto
  • Francesco Rulli, brevetto. Capo reparto
  • Sr. Emilienne Dossa. Aiuto capo reparto
  • Fabrizio Rucci, CFM. Aiuto capo reparto
  • Ermelinda Mincone, CFT. Capo branco
  • Giovanni Fortieri, CFM. Capo branco
  • Marilena Di Pangrazio. Aiuto capo branco
  • Fabrizio Caposiena, CFT. Aiuto Capo branco
  • don Francesco Santuccione. Assistente ecclesiastico
  • don Michele Cocomazzi. Assistente ecclesiastico